Parliamo di consapevolezza finanziaria
La consapevolezza finanziaria è la capacità di gestire le proprie risorse economiche in maniera strutturata nel quotidiano, per poter condurre una vita all’insegna del benessere sociale, e non solo monetario. Come parte del nostro progetto InOnda, abbiamo avuto modo di approfondire questo argomento con Annalisa Monfreda, giornalista e imprenditrice co-founder di Rame, un progetto che da anni si dedica al dialogo finanziario oltre il tabù.
Il gap storico e culturale della consapevolezza finanziaria
La classe di lavoratori dal nome “working poor” è in rapida ascesa in Italia: si tratta di nuovi lavoratori che, pur lavorando dal mattino alla sera, si ritrovano sulla soglia della povertà o al di sotto. Un fenomeno recente, che crea un gap non indifferente tra la qualità di vita nel nostro paese e nel resto dei paesi Europei. La domanda è: perché in Italia succede questo?
Monfreda spiega: non è un gap culturale, ma storico. La radice del problema non sta nella cultura, ma nei tempi che sono cambiati: per i lavoratori italiani delle generazioni precedenti, nel dopoguerra, bastava lavorare per vivere una vita dignitosa. Oggi però, i salari sono diventati stagnanti rispetto al costo della vita, e lavorare non basta più per soddisfare i bisogni primari. Quando i tempi cambiano, le esigenze cambiano: è naturale, quindi, che oggi più che mai abbiamo bisogno di sviluppare una consapevolezza finanziaria che prima non c’era, perché il contesto storico lo richiede.
Giovani d’oggi: agire nella difficoltà
In questo contesto storico, sono i giovani i primi “working poor”: molti non riescono a mettere da parte nemmeno 5.000 euro dopo il primo lavoro, e devono fare i conti con una precarietà che non è solo lavorativa, ma di vita.
Per far fronte a questo problema, molti giovani rifiutano ruoli sottopagati e si rifugiano nella partita IVA, per avere un minimo di libertà di scelta in un contesto magro e precario. “Ma la partita IVA non è per tutti, e ciò che vogliamo è la possibilità di scegliere ciò che fa per noi e ciò che non fa per noi”, spiega Monfreda.
Al momento, non ci sono soluzioni istituzionali immediate per risolvere il problema dei
salari: per questo, continua Monfreda, l’unica soluzione per i giovani lavoratori è lo
sviluppo di una consapevolezza finanziaria solida che aiuti a vivere in tranquillità le
opzioni lavorative disponibili sul mercato.
Consapevolezza finanziaria: spunti chiave
Quando parliamo di consapevolezza finanziaria parliamo anche di educazione finanziaria. La consapevolezza è quella che permette di attuare un piano specifico di risparmio e di budgeting, mentre l’educazione è la base sulla quale si costruisce questa consapevolezza. Senza l’una, l’altra non esiste. Con la necessità di sviluppare consapevolezza, c’è anche necessità di promuovere l’educazione. L’educazione finanziaria ci deve insegnare questo: non dobbiamo sentirci in difetto se oggi esiste un maggior bisogno di pianificazione economica rispetto a ieri. Perché sviluppare una consapevolezza finanziaria non è indice di mancanza, ma indice di libertà. Vediamo insieme come evolve questo cambio di paradigma.
- Il budgeting non è solo una competenza economica, ma un diritto di tutti
Ad oggi, il nostro sistema scolastico non prevede l’educazione finanziaria: gli insegnanti non sono informati, e la base educativa vacilla. Questo fa sì che oggi saper risparmiare, tagliare sui costi non necessari e fare budgeting siano viste come competenze per le quali ci troviamo impreparati, e alle quali dover ricorrere è visto come segno di debolezza. La verità, però, è che l’auto regolazione economica non è solo una competenza economica, ma un diritto di tutti: ci da una base di libertà personale e dignità sociale, ci lascia scegliere come spendere il nostro denaro con equilibrio e lucidità, senza essere travolti dall’idea di non avere nessun controllo sulle nostre scelte economiche.
- Consapevolezza finanziaria = benessere collettivo
In Italia, otto dipendenti su dieci vivono in uno stato di ansia finanziaria, e succede anche a chi ha denaro: perché è la diseducazione finanziaria a causare la sensazione di non sapere gestire le risorse economiche, non l’assenza di tali risorse. “Integrare momenti di formazione sull’educazione finanziaria in azienda aiuta a smussare gli angoli e a diminuire l’ansia finanziaria dei singoli lavoratori, per avere un effetto positivo sulla community nel suo insieme”, spiega Monfreda. Così l’educazione economica crea benessere collettivo: predispone il terreno per una miglior gestione finanziaria per i dipendenti, che diminuisce l’ansia finanziaria e potenzia la serenità personale ed aziendale.
- Il risparmio non è una rinuncia, ma una nuova libertà
Con l’integrazione di una consapevolezza finanziaria nel quotidiano, cambia il modo in cui interpretiamo la parola “risparmio”. Questa, è spesso associata all’idea di rinuncia, alla perdita di una libertà economica e sociale: risparmiare significa rinunciare.La verità, però, è che lo sviluppo di una consapevolezza finanziaria punta a fare l’esatto contrario: tagliare sui costi inutili e diminuire le spese non necessarie porta ad avere più risorse economiche da investire su ciò che conta davvero. Si tratta di un investimento sugli asset personali: spendere con parsimonia su alcuni aspetti permette di valutare le priorità, capire su che cosa vale la pena spendere denaro e assicurare l’investimento. Si tratta di capire il vero valore di una spesa, non il prezzo.
Sintesi e riflessioni dall’incontro con Annalisa Monfreda
L’incontro con Annalisa Monfreda, per noi in Onda Più, è stato un momento di riflessione importante: l’integrazione dell’educazione finanziaria in azienda porta una libertà di scelta importante in un contesto incerto, permette di stabilire priorità di spesa ed investimento nella tutela dei dipendenti, senza ansia finanziaria, ma con lucidità ed equilibrio. Perché risparmiare significa anche assicurare asset personali ed investire sulla propria serenità di vita. E con il nostro progetto InOnda, ci impegniamo a creare nuovi appuntamenti, nuovi temi, con la proposta di tenere aperto uno spazio comune di riflessione per un benessere collettivo. Perché anche questo è uno scambio di energia.
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